COMUNICATO STAMPA

Folco Terzani racconta il suo nuovo libro dai Cappuccini di Monterosso:

Una storia sulla natura, l'amicizia e il senso del divino, illustrata da Nicola Magrin

 

Monterosso al Mare
Sabato 16 giugno 2018 - ore 18.45
Terrazza alla Statua di San Francesco

 

Una chiacchierata con

FOLCO TERZANI
intorno al suo libro “Il Cane, il Lupo e Dio”
con Nicola Magrin, autore degli acquarelli del volume

folco terzani

Intervengono

Don Gino Rigoldi, Cappellano del Carcere minorile Beccaria di Milano
P. Renato Brenz Verca, Rettore del Convento di Monterosso

 

Monterosso 16giugnoUn angolo meraviglioso di Monterosso, una terrazza affacciata sul mare e sulla bellezza del creato, un’atmosfera unica sul far della sera per presentare un racconto di amicizia, l’incontro con il lupo, la bellezza della natura e il senso del divino accanto a San Francesco e al lupo di Gubbio.
Folco Terzani, scrittore e sceneggiatore, figlio del giornalista Tiziano Terzani, ha recentemente pubblicato “Il Cane, il Lupo e Dio” (Longanesi). Una storia sulla natura, l’amicizia e il senso del divino. Nel libro il cane, da sempre abituato alle comodità e sicurezze della vita domestica, si ritrova improvvisamente abbandonato per strada, appare un lupo misterioso che lo condurrà alla scoperta della natura selvaggia sino ad arrivare alla grande montagna dove, immerso nella luce accecante, dovrà confrontarsi con la domanda più grande di tutte …  .

A illustrare il libro è l’artista Nicola Magrin con i suoi splendidi acquarelli che ritraggono un evocativo paesaggio dell’anima.
Una riflessione sulla natura, sulla vicinanza a Dio, la bellezza dell’anima in una chiacchierata a quattro voci con due religiosi di particolare spessore come don Gino Rigoldi Cappellano del Carcere minorile Beccaria di Milano e il Frate Cappuccino padre Renato Brenz Verca Rettore del Convento di Monterosso. “I fioretti di San Francesco” sono un testo che è sempre stato un grande riferimento per Folco Terzani: “Non è un libro sulla natura, ma nella sua semplicità è molto di più. Uno dei fioretti più belli è quello di Francesco con il lupo di Gubbio, che è sempre il simbolo di qualcosa di cui abbiamo paura; eppure, dopo che ti ci sei riconciliato, è meraviglioso. Un libro di una bellezza incredibile”.

 

Ingresso libero

Info: www.conventomonterosso.it
facebook: Ripariamo il paradiso di Monterosso
Tel. 0187 817531

 

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Breve storia del Convento dei Frati Cappuccini di Monterosso al Mare
Considerata la sua posizione di alta suggestione che domina dal Colle di San Cristoforo - luogo d’insediamento dell’antico Castello da cui ha origine il borgo -  il Convento è visibile da tutte le Cinque Terre e si colloca come un forte elemento di attrazione per i turisti considerato anche l’alto valore storico e artistico dei tesori d’arte che esso contiene. Si ricordano la Chiesa seicentesca in stile cappuccino con altare e coro in legno, le sue opere d’arte (fra cui la “Crocefissione” attribuita al pittore fiammingo Antoon Van Dyck, “San Girolamo penitente” di Luca Cambiaso), il refettorio a volte, con “La Veronica” dello Strozzi.

Il Convento è iniziato nel 1618-19, mentre la Chiesa venne consacrata qualche anno dopo. L’edificio risultava costituito da dodici celle più gli ambienti comunitari, con orti su più livelli, Chiesa e sagrato. I frati cappuccini hanno sempre seguito da vicino le sorti del borgo e sono stati un insostituibile aiuto sia spirituale che concreto.
Nel XIX secolo malgrado la popolazione insorgesse il Convento venne chiuso per effetto delle leggi napoleoniche. Nel maggio 1816 parte del Convento viene concessa ai frati. Ma la pace claustrale durò solamente un cinquantennio: nel 1867 il complesso venne nuovamente chiuso per effetto delle leggi sabaude. Per evitare lo smembramento gli orti vennero comprati da Pietro Benvenuto di Monterosso ed il Convento venne rilevato da don Giuseppe Policardo di Monterosso che vi abitò, con l’intento di farvi ritornare i frati.
Il Convento fu riaperto nel 1895 dalla stessa congregazione che l’aveva fondato. Negli orti storici si coltivavano limoni e vigneti oltre ad ortaggi e alberi da frutto.
Dopo un’ulteriore chiusura nell’ultimo decennio del XX secolo, dal 2006 il Convento è tornato alla sua antica funzione di luogo di pace e raccoglimento.

 

 

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