Un'opera d'arte al Convento.
L’artista Marco Nones caro amico dal cuore grande, ce ne ha fatto dono.

leccioC’era un vecchio leccio nella piazzetta della Chiesa di San Francesco. Dilatava e contraeva la sua ombra da almeno tre secoli fra i ciottoli levigati. La sua chioma assecondava la brezza marina. E quando la tormenta scomponeva l’ordine del suo fogliame, aspettava paziente la quiete lunare.
Tra le sue fronde si rifugiavano bimbi vivaci che suonavano la campana del Convento per poi correre a nascondersi. Le voci del sagrato raggiungevano la dura corteccia come lievi sussulti. Anello dopo anello, lui assorbiva la luce accecante della scogliera. Quella luce che costringeva gli occhi dei passanti ad assottigliarsi in piccole fessure. Quella luce che spalancava l’infinito nel cuore di ognuno di loro. Era l’anima del Convento il vecchio leccio secolare. Accoglieva senza alcun giudizio il lamento di uomini e donne, le risate dei bambini, il profumo pungente dei limoni, e si lasciava abitare da piccoli insetti e volatili di tutte le stazze.

Anello dopo anello, ha assorbito l’anima di una terra sacra. Fino a esaurire ogni forza.
Il suo tronco, sezionato, è rimasto a terra nel suo luogo natio, quasi a volersi congedare con garbo dai suoi piccoli inquilini.

Quando ho guardato il suo ramo maestro disteso sul sagrato, ho avvertito un fremito. Mi sono perso fra le sue fessure e ho seguito con lo sguardo la sua curva naturale che, come il braccio amorevole di un padre, aveva accolto, sostenuto, amato.

Lentamente ho iniziato a scavare la sua fibra tenace, fino a quando è emersa una figura allungata e vuota. C’è chi in essa vede un baccello, chi una piroga o un semplice scafo. Più la guardo, più vedo pretendersi nel tempo il lungo viaggio di accoglienza di un caro fratello. Con il fuoco ho annerito quel ramo che ora riceverà con più forte intensità la luce di ogni astro, il polline dei fiori, i semi della terra. Accoglierà colonie di insetti, farfalle, locuste e uccelli canterini. Riceverà la luna. Riceverà la pioggia e le ombre dei gabbiani. Ancorerà gli sguardi che da qui prendono il volo verso orizzonti lontani. Ascolterà i passi svelti di Padre Renato, i canti celesti, le preghiere e poesie del creato.
Fratello leccio, credo che il tuo tempo non sia ancora arrivato.

Marco Nones, 26 marzo 2019

L’ARTISTA MARCO NONES

Ciò che crea Marco Nones è ispirato al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi. Le sue installazioni di arte ambientale denunciano la fragilità dell’eco-sistema, in piena sintonia con l’Enciclica sull’ecologia "Laudato Sì" di Papa Francesco.

Nel suo studio di Cavalese crea reliquiari di legno per consegnare alle future generazioni semi preziosi incastonati nel piombo oppure conservati dalla resina cristallizzata d’abete e dalla cera delle api. Da esponente dell’arte sacra (un suo angelo scolpito in una radice è in Vaticano) si è trasformato in testimone della sacralità della natura. Nel 2015 ha meritato il premio d’arte ambientale Expo Milano della Fondazione Triulza, realizzando una scultura in parte simile a quella installata nell’orto del Convento del Frati cappuccini di Monterosso al Mare nel marzo 2019.

Quest’ultima opera, intitolata Fratello Leccio, assume il significato di una raccolta in viaggio, poiché sembra galleggiare sull’orizzonte del mare. Questo “baccello” di legno annerito con il fuoco raccoglierà memorie di vita, insetti, locuste, pollini, semi, foglie, raggi di sole, gocce di pioggia, ombre di nuvole e gabbiani. Di queste memorie ne farà dono. L’installazione d’arte ambientale scrive il seguito della storia del ramo di un leccio secolare che ha vissuto per circa tre secoli sul sagrato della Chiesa di San Francesco del Convento dei frati di Monterosso. Il leccio monumentale un tempo fluttuava nella brezza marina, offrendo riparo a piccole creature, e persino ai bambini un po’ monelli che qui si rifugiavano dopo aver tirato la campana del Convento. L’opera vuole proseguire la storia di accoglienza di un albero che, guardando il mare, è caduto fra le braccia del monte.

Con questo spirito Marco Nones, nel 2011, ha fondato fra le Dolomiti della Val di Fiemme Respirart, il parco d’arte più alto del mondo, invitando artisti di fama internazionale ad affidare le loro opere agli agenti atmosferici d’alta quota, in modo che la natura possa plasmarle fino a riprendersele. Nel parco sono presenti alcune sue installazioni, altre sono state trascinate via dalla neve. In questi giorni l’artista dolomitico sta preparando una mostra per Assisi.

 

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