Quella lapide di terracotta

lapide 1Fa parte delle ricchezze di questo Paradiso una lapide di terracotta che gronda di nostalgia. Ci riporta le parole del poeta Eugenio Montale, che saliva da solo quassù a visitare le tombe dei suoi cari. Se tu vuoi che la commozione ti salga alla gola e ti sveli quanto anche tu sei capace di vibrare davanti all’eccessiva Bellezza, allora férmati sul sagrato della chiesina dei Cappuccini, sotto lo sguardo degli alti cipressi. Férmati. Leggi …


"Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale 
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino".

 

lapide 11Un vecchio portinaio Cappuccino, non molti anni fa, garantiva che "quella" lapide di terracotta, così umile, così nascosta sul limitare della piazzetta, vicino alla scala che sale al cimitero, non era lì per caso. L’aveva voluta murata Frate M., prima sposato e poi frate Cappuccino, quand’era padre Guardiano ("che uomo, quello! che frate! che artista!"). Voleva che tutti vivessero una sua nascosta nostalgia che gli opprimeva il cuore! L’aveva voluta qui perché il dolore del "vuoto ad ogni gradino" diventasse preghiera, affidata ai quattro venti.

 

"Ora che non ci sei …". Il poeta e il vecchio frate, a chi si rivolgono, in una sola voce, ai piedi di quella ripida scala, metafora della vita? A chi? Fa parte delle sorprese di Monterosso la confidenza silenziosa del vecchio frate un tempo innamorato, la sua fatica del vivere, condivisa con il poeta. Affissa al muro sbrecciato, "quella" lapide di terracotta corrosa dalla salsedine, schiaffeggiata dalle piogge o abbagliata dal sole, incarna la nostalgia e la fatica di ogni uomo pellegrino d’amore.

 

Facciamo silenzio: parla già la sera.

 

"Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura  tuttora …".

 

campanaMa niente paura. A pochi passi, lasciata "la muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia", ti accoglie e ti abbraccia con tenerezza il fresco chiostro dei Cappuccini, con i limoni stracarichi di fiori e di profumi. La piccola campana del settecento diffonde speranza nell’aria, avvolge della sua pace il vecchio borgo e tutta la collina, e i cuori affaticati.

 

E’ il tramonto di un giorno troppo breve. "Ave, Regina caelorum!". Dal piccolo coro che profuma di cipresso (fuori, il volo alto e solenne dei gabbiani), i frati iniziano a cantare alla Vergine Madre, in lingua latina, le loro preghiere d’amore. Dalle stradine del borgo salgono i richiami delle madri, le loro voci si mescolano nell’aria di cristallo con il garrire delle rondini impazzite.

 

"S’accendon le finestre ad una ad una come tanti teatri …".

 

Il mare accarezza da millenni la spiaggia e gli scogli. Tra poco, le lampare prenderanno il largo, sfidando il buio della notte. Monterosso, carezze di mare sugli scogli … della vita.

mgv

 

 

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