“Si fondò su d’un amenissimo colle, contiguo alla Terra di Monterosso”
(Annali dei Padri Cappuccini – 1744)

Il 20 febbraio 1618 i Frati Cappuccini collocano la croce sui terreni in zona Castello e Buranco che il parlamento di Monterosso aveva loro donato quale segno di riconoscenza e di affetto per aver riportato la pace fra le due fazioni belligeranti del borgo. L’8 ottobre dell’anno successivo viene posta la prima pietra dell’edificio, che sarà costruito con i denari che il nobile genovese Gian Fabio Squarciafico aveva lasciato prima di farsi frate e diventare padre Francesco M. da Genova, celebre predicatore. La costruzione del convento dura cinque anni: ricchi e poveri gareggiano nel portare il loro contributo. Il 28 marzo 1622 i frati fanno solenne ingresso nel nuovo convento, che conta dodici celle più gli ambienti comunitari, con orti su più livelli, chiesa e sagrato. L’anno successivo il Vescovo Diocesano Gio. Batta Salvago consacra la chiesa a San Francesco d’Assisi. Il convento ospita mediamente dagli otto ai dieci persone.

Per quasi due secoli la vita procede tranquilla ed i frati sono benvoluti dalla popolazione; seguono da vicino le sorti del borgo e sono un insostituibile aiuto sia spirituale che concreto. Nel 1810 con la soppressione napoleonica degli Ordini religiosi i frati sono cacciati dal convento e ivi sono alloggiati i “preposti della Regia Dogana”.

Convento Monterosso

Nel 1854 e a Monterosso infierisce l’epidemia di colera. Più di un terzo della popolazione si disperde per la campagna. I Cappuccini lasciano il convento e si uniscono al parroco nell’assistenza ai colpiti dal morbo: nessuno muore a Monterosso senza Sacramenti. Ma nel 1866 la legge di confisca fu riesumata dal Primo Regno d’Italia ed i frati, ancora cacciati con violenza, lasciano per circa un trentennio convento e chiesa in balia degli uomini e delle intemperie. Nel 1894 un pio sacerdote, don Giuseppe Policardi, già cappellano a San Siro in Genova, con i suoi risparmi riscatta l’orto, convento e chiesa e i Cappuccini rientrano nel loro convento nel 1895 con ingresso solenne e accolti con straordinario giubilo dalla popolazione. Come prima cosa riportano alla chiesetta cappuccina, con solennissimo ed imponente corteo, la statua dell’Immacolata che da molti anni era in parrocchia. Nel 1945 il complesso viene danneggiato durante un pesante bombardamento.

Nel corso della storia, il paese di Monterosso dona all’Ordine dei Cappuccini 50 frati tra cui Padre Antonio Durante da Monterosso, missionario in Argentina, che muore nel 1970 a La Plata in concetto di santità. E’ una figura particolarmente venerata anche dall’allora Cardinal Bergoglio di Buenos Aires, oggi Papa Francesco che celebrerà la messa per il suo 25° e 40° anniversario dalla morte. Ultimo frate originario di Monterosso è stato Padre Felice Moggia, missionario per molti anni in Africa e morto nel 2007.

I Cappuccini, ad eccezione di una parentesi di un decennio, sono sempre presenti a Monterosso e particolarmente amati dalla popolazione. Negli anni settanta Padre Marco Panteghini si occupa di portare avanti gli studi artistici e segue il restauro di cinquanta opere d’arte. Risale all’anno 2000 l’ultima ristrutturazione dell’intero complesso. Dal 2006 la chiesa è di nuovo aperta e visitabile per la gioia del paese di Monterosso che, ancora una volta, festeggia il ritorno dei frati e dei turisti che provengono da tutto il mondo. Il convento grazie a Padre Renato Brenz Verca porta avanti un progetto di spiritualità aperto a tutti e organizza anche attività sociali, culturali e didattiche. Nel marzo 2013 si verifica il crollo di un’ampia sezione del muraglione storico che delimita l’orto e la limonaia del convento. I lavori di ricostruzione sono resi possibili grazie alla generosità di molte persone: Nel 2014 il convento viene eletto primo in Italia al Censimento “I Luoghi del Cuore” del FAI.

APPROFONDIMENTI

Convento Monterosso
Dipinto di san Cristoforo
Convento Monterosso
Padre Francesco Maria da Genova
Convento Monterosso
Lapide di consacrazione Chiesa
Convento Monterosso
Don Giuseppe Policardi