ANDIAMO AI FRATI
Il convento dei Cappuccini di Monterosso attraverso le memorie dei suoi abitanti. Una ricerca narrativa.
Di Emanuela Mancino, docente di filosofia dell’educazione e metodologia della ricerca pedagogica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca.
Fotografie di Barbara Di Donato.
Milano, Mimesis Edizioni, 2018

Convento MonterossoIl volume è il frutto di un interessante e originale lavoro di ricerca ideato e condotto da Emanuela Mancino con un gruppo di studenti da lei coordinato. Gli anziani del paese di Monterosso sono stati stimolati a raccontare i loro ricordi e il loro legame profondo con il convento dei Cappuccini che si trova sul colle e che per loro è sempre stato una guida, un riferimento, un approdo, un punto fisso cui rivolgersi. Un importante lavoro corale di appartenenza comunitaria e di identità sociale e culturale di un luogo. Un testo che è una ricerca, ma anche una prosa e una delicata poesia che accarezza il lettore; non solo riporta i ricordi di un tempo, ma ci aiuta a leggerli ed interpretarli in una visione più ampia in cui si percepisce il grande valore e il profondo significato del fare comunità attorno ad un luogo della devozione e degli affetti.

Attraverso una serie molto ampia di interviste in profondità fatte a uomini e donne oggi anziani che hanno avuto per tutta la vita un rapporto diretto con il convento dei frati, attraverso alcuni focus group e attraverso un’importante documentazione fotografica curata da Barbara Di Donato, l’autrice ha ricostruito le tante memorie personali e collettive che i monterossini conservano in relazione agli ambienti architettonici e religiosi del convento e in relazione al senso esistenziale che la salita alla chiesa e agli ambienti dei frati ha rappresentato e tuttora rappresenta per ciascuno di loro e per la comunità nel suo insieme.  I testimoni protagonisti delle interviste, prendendo avvio da sensibilità diverse e da ricordi legati a tante fasi delle loro vite, hanno fornito racconti e memorie con dei tratti ricorrenti molto forti: tutti hanno fatto capire che per motivi diversi hanno avuto l’esigenza oppure la necessità, oppure il bisogno, oppure l’abitudine di muoversi verso la meta del convento dei frati. Pur provenendo da famiglie diverse e pur avendo intrapreso esistenze diverse, ciascuno di loro si è diretto verso l’altura del convento vedendolo come un luogo dell’anima, ma anche come un luogo fisico che aspetta e che accoglie e che può offrire di volta in volta un aiuto, un sostegno spirituale, una parola di conforto, un suggerimento per risolvere conflitti familiari o un gesto sapiente per sedare baruffe di paese. E’ un libro che fa comprendere che si può perseguire il tentativo di ascoltare i racconti degli altri con interesse e passione, cercando di farli diventare anche un po’ nostri.